Kourabiedes – biscotti burrosi greci




Parlando di crisi mistiche, fiori d’arancio, e biscotti alle mandorle

Alcune notizie: piantina di aneto A rigogliosa e sua sorella stanno morendo, semplicemente perché mi dimentico di innaffiarle puntualmente e perché dato ormai il loro mezzo metro di altezza, mi è sorto il dubbio che il misero vaso di 20cm di diametro stia soffocando le loro radici. Da questa esperienza deduco che: l’aneto non è un’erba da coltivare in vaso ed è meglio piantarlo in orto o in giardino; la pianura padana è un luogo troppo asciutto perché possa crescere sano, bello, e dalle foglie verde brillante, patisce un clima arido e ne apprezza uno più umido. Sono ancora in tempo per impiantare di nuovo, ma temo che con l’arrivo di luglio il caldo torrido stronchi tutti i miei ulteriori tentativi.

Con queste ultime fotografie ho avuto una delle mie solite e frequenti rivelazioni artistiche, complice di questo breve periodo spirituale di riflessione in cui mi avete vista assente è stata Anna Karenina. Per chi ha seguito qualche mio scatto su Instagram non sarà una novità sapere che ne sono stata addicted per un mesetto circa, finché non ho visto la parola fine sull’ultima pagina di questo benedetto romanzo. Lo ammetto, Tolstoj mi ha spiazzato, per i seguenti motivi: primo perché non si pronuncia Karenìna, ma Karènina, il che è tutto dire. Secondo perché è una donna folle, folle e infelice, e per certi versi quella sua follia mi è così familiare e cara che non posso non riuscire ad immedesimarmici. Per terzo ma primo per importanza, Levin che ha deciso di vivere semplicemente per l’anima e lasciarsi alle spalle quel piccolo mostriciattolo nascosto sotto al cuscino di alcuni di noi che io chiamo, con simpatia (questo è puramente sarcastico) mal di vivere.

Non so se alcuni di voi mi comprenderanno, avete mai sofferto di mal di vivere? Sapete che intendo? Se ci siete battete un colpo. Ad ogni modo, Levin chiude i conti con tutti i suoi progetti e tutti i suoi scopi per il futuro e decide di vivere secondo la semplice equazione che vivere è bello perché si è vivi, punto. Questo ha mandato in tilt parte delle convinzioni che avevo sull’esistenza, come quella che mi ero fatta di Jacopo Ortis, per cui se la vita non ha più scopo non vale la pena di essere vissuta, pensiero che avevo sempre condiviso, fino ad ora.

Posso chiamare con un altro nome questa cosa di me, ad esempio, incostanza? Il continuo mutare e divenire dell’anima e del pensiero cosa sono, volubilità o crescita?

L’ultima notizia prima di questi biscotti (che non sono stati scelti a caso, ma proprio per il seguente motivo) è che sento profumo di fiori d’arancio. Iniziano questi preparativi, tra corso fidanzati e ore interminabili a sfogliare pagine e pagine di vestiti e destinazioni epiche, che mi porteranno tra meno di un anno ad essere impegnata con Jon davanti a Dio. Solo l’idea mi sembra così incontenibile che preferisco non pensarci, o potrei diventare ansiosa, avete presente quella canzone? I’m dancing on, to your heartbeat, bene, io sto vivendo a ritmo del suo cuore.

E dunque, questi frollini burrosi sono della tradizione greca, che li vuole sia tipici del Natale che dei matrimoni. Una coperta bianca, la finestra aperta mentre entra un filo di sole, il mio caffè (irrinunciabile), la colazione a letto, e lui che dormicchia ancora mentre cerca di nascondersi dalla luce. La felicità non sono i soldi, non è la fama, non sono la cucina dei miei sogni o la sua tanto agognata Porsche, di queste cose possiamo farne a meno. La felicità sono dei biscotti alle mandorle a mezzaluna, mangiucchiati mentre lo guardo dormire, mentre penso che fra un anno a quest’ora, quest’uomo sarà mio marito.

P.S. Tesoro se hai letto questo post, nella parte in cui scrivevo che potevi rinunciare al Porsche, stavo scherzando. Era solo per necessità di attinenza all’ispirazione poetica.

 ♥♥♥

Ingredienti

300g farina 00
200g burro
200g mandorle non spellate
100g zucchero
4 cucchiai di rosolio
vanillina
un pizzico di sale
zucchero a velo per ricoprire

Tostiamo le mandorle in forno caldo per 6/8 minuti circa finché non saranno belle dorate, lasciamole raffreddare e tritiamole finemente con due cucchiai dello zucchero indicato nella ricetta.

In una ciotola con la frusta o la planetaria lavoriamo il burro, lo zucchero restante, il rosolio, la vanillina e il pizzico di sale. Aggiungiamo poi la farina setacciata e le mandorle tritate.

Trasferiamo il composto su una spianatoia leggermente infarinata e impastiamo con le mani fino ad ottenere un panetto morbido. Copriamolo con la pellicola e mettiamolo in frigorifero a riposare almeno per un’ora.

Formiamo delle mezze lune non troppo grandi e poniamole su una placca d’acciaio ricoperta di carta da forno.

Cuociamo i biscotti in forno preriscaldato a 180° per 10 minuti circa, fino a doratura, e lasciamoli raffreddare. Una volta raffreddati, spolveriamo i kourabiedes con abbondante zucchero a velo.

 

English recipe

Ingredients

300g pastry flour
200g butter
200g almond
100g sugar
4 tablespoons rose liqueur
vanillin
a pinch of salt
icing sugar for powdering

Toast almonds at 180 degrees C. for 6/8 minutes, until they are a golden brown color, then let them cool off completely. Using a food processor, grind the toasted almonds with two tablespoons of sugar until you obtain a sand-like consistency.

In a large bowl whisk soften butter with the rest of sugar, rose liqueur, vanillin and a pinch of salt until mixture will be light and whipped. Add sifted flour and the almonds to the dough.

Move the mixture on to a clean work and gently work it till you have a ball of dough. Wrap it in clingfilm and put it into the fridge to rest for at least an hour.

Form the chilled dough into little crescent shape. Place the cookies on a baking sheet covered with parchment paper.

Preheat oven to 180 degrees C. and bake for 10/12 minutes, until kisses are golden, then let cool on a tray. Lastly sift with icing sugar.

 




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