Apple pie




 

Vorrei ma non posto (ed invece posto eccome)

Non vorrei sempre lamentarmi, ma è così. Sono una lamentosa con lode, mi piacerebbe assolvermi da questa colpa con la scusante del difetto congenito delle donne della mia famiglia, ma non posso, anche se è così. In parte perché non è giusto, ognuno deve fare i conti del proprio paniere, ed in secondo luogo perché la responsabilità del mio essere così insofferente al mondo è solo mia. Fa anche parte di me. Se non fosse così, tutto questo combattere dentro di me non avrebbe senso, e neppure luogo. Un po’ mi vanto di essere pessimista, lo ammetto. Trovo il bello nella malinconia delle giornate grigie, nel ticchettio della pioggia, nel silenzio della solitudine, nella desolazione della televisione accesa mentre nessuno la sta guardando, in fondo, è accesa solo per farmi compagnia, non per essere guardata. Qualcuno potrebbe leggerci un profilo psicotico dietro tutto questo, ma sono solo io. Io e il mio mostriciattolo dentro, che vuole solo oziare, non fare niente, dormire, e giocare a spider sul cellulare.

La monotonia mi prende e mi stritola; è stato un duro mese gennaio, come tutti i mesi dell’anno d’altronde, qualcuno aveva dubbi? Ogni giorno che passa e si sussegue cedo sempre di più alla negatività, e non trovo modo di tirarmene fuori. Credevo d’avere preso una boccata d’aria dal grigiore con questa nuova crostata, una splendida Apple pie con tanta cannella quanto piace a me (moltissima!). Mi ha dato conforto all’inizio, rimettermi all’opera, sistemare qualche foto, preparare un piccolo boomerang. Ma basta un niente, una folata, un pensiero, e torno giù. La serenità è flebile, e momentanea.

È un chiodo fisso, quello del matrimonio, che quasi non mi lascia dormire la notte. Me ne sono fatta un puntiglio spinoso, che non riesco e non si può risolvere, e vedo la mia vita in stallo, siamo in attesa di un lavoro stabile per Jon, e tutto è in sospeso. Non so nemmeno descrivere quanto la cosa mi urti, e cercare di convincere sé stessi che si sta bene così, che l’amore può esistere anche senza matrimonio, beh, non è così semplice. Ma certo che lo amo.

È una cattiveria vero? Una presa in giro? Non smetterò mai di volere qualcosa di più? Ci sarà sempre qualcosa che vorrò dopo, questo fa di me una persona cattiva? In realtà non so più niente, vorrei solo che quest’aura buia che ho intorno se ne andasse, riuscire a godere delle cose che ho intorno, sentirmi più felice. So che mi riprenderò, ma non so quando, e ammetto che la cosa mi spaventa. Depressa così a lungo, come questo lungo gennaio lo sono stata solo molti anni fa, quando Jon non c’era ancora e la bulimia e l’anoressia erano le mie uniche amiche, oltre a Miele. Ah ecco, oggi ho saltato le pastiglie per la tiroide, sarà dovuto a questo quest’umore?

Delle volte mi illudo di poter essere curata, come se qualche pasticca potesse fare tabula rasa nella mia testa ripiena di confusione e pensieri rabbiosi, l’emicrania ormai è un’amica scomoda di cui non vedo l’ora di disfarmi. La quotidianità, e l’insoddisfazione mi soffocano. Ho bisogno di una bella camminata, di quelle sfiancanti, che ti lasciano la sera la mente vuota, le gambe doloranti ed il ricordo del sole tramontato dietro la montagna. Forse ho solo bisogno di questo, di un po’ d’aria lontano da questa città morta, puzzolente e nebbiosa. Via da tutta questa muffa e aria stantia, lontano anni luce dalla confusione del centro commerciale. Ecco, quel posto non fa per me, e quell’ammasso di cemento e luci è una camera a gas dove persone vuote e denaro e pacchetti regalo sfilano davanti ai miei occhi. Tutto il male del mondo, certo, nemmeno questo mi fa bene, molti sono convinti che il denaro possa comprare la felicità, a stare in mezzo ai lupi si impara ad ululare, dicono.

Vorrei solo la mia casa, la mia vecchia casa. Serrada, e Passo Coe, sentire il profumo dei pini, fare un pic-nic e mangiare l’insalata di riso su una coperta a quadri, tornare bambina, correre nel bosco, stendermi su di un prato pieno di margherite, vorrei non dover pensare allo stipendio da portare a casa, alle bollette da pagare, i sacrifici da fare, le soddisfazioni inesistenti, per cosa vivo, se non mi godo più le cose importanti? Se il nostro lavoro non ce lo permette?  Quando stacca lui, inizio io, quando lui è di riposo è il mio giorno pieno, anche questa è una triste realtà. Ma si va avanti, perché bisogna, perché altrimenti non rimane nulla.

 ♥♥♥

Ingredienti per la pasta brisé

300g farina 00
150g burro
50ml acqua ghiacciata
un pizzico di sale

Ingredienti per il ripieno

6 mele circa
2 cucchiai di zucchero
un cucchiaio di farina
un cucchiaino di cannella
una grattugiata di noce moscata
succo di un limone
+ un uovo e un po’ di latte per spennellare

Su una spianatoia disponiamo la farina setacciata, il burro ammorbidito e a tocchetti, ed il pizzico di sale.

Impastiamo insieme gli ingredienti aggiungendo a mano a mano l’acqua fredda. Lavoriamo l’impasto velocemente e brevemente formando un panetto che lasceremo riposare almeno mezz’oretta coperto da pellicola.

Nel frattempo prepariamo il ripieno: sbucciamo le mele e tagliamole a tocchetti. Mettiamole in una ciotola e irroriamole con il succo di limone. Aggiungiamo le spezie, lo zucchero, la farina e mescoliamo insieme.

Imburriamo e infariniamo la tortiera che utilizzeremo per la nostra crostata. Sulla solita spianatoia infarinata stendiamo una parte (2/3) dell’impasto piuttosto fina (ma non troppo, circa 4mm). Foderiamo con la pasta brisé il fondo e i bordi della tortiera. Bucherelliamo la pasta sul fondo con una forchetta in modo da poter far passare l’aria durante la cottura.

Riempiamo la torta con il ripieno di mele e con dell’altra pasta brisé la copriremo (io ho scelto di ricoprirla con un disegno a scacchiera). Spennelliamo la superficie della crostata con un uovo sbattuto con qualche cucchiaio di latte.

Inforniamo la crostata in forno preriscaldato a 180° e cuociamola fino a doratura. L’Apple pie è ottima mangiata ancora tiepida accompagnata da una pallina di gelato alla vaniglia.

 

English recipe

Ingredients for the pie dough (pate brisée)

300g pastry flour
150g butter
50ml cold water
a pinch of salt

Ingredients for the filling

6 apples about
2 tablespoons of sugar
a tablespoon of flour
a teaspoon of cinnamon
a pinch of nutmeg
lemon juice (one)
+ one egg beaten with 2 tablespoon of milk to brush

Sieve the flour on to a clean work surface. Add butter, water and a pinch of salt.

Gently work it together till you have a ball of dough. The pastry should be soft but not sticky. Wrap it in clingfilm and put it into the fridge to rest for at least half an hour.

In the meantime, make the filling: peel, core and slice in pieces the apples. In a large bowl moisten apple with lemon juice, combine with spices, sugar, flour and stir together.

Grease with butter and sprinkle with flour a tart pan. Line the tart pan with 2/3 of the rolled out pie dough, which should be 4mm in thickness. Pour the apple mixture into the pan. Roll out remaining pastry, cut into 2cm wide strips and lay them in a criss-cross fashion on top of the filling. Brush beaten egg over pastry.

Preheat oven to 180 degrees C. and bake for 40/45 minutes, until golden. Serve warm with vanilla ice cream.

 

 




7 comments

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  2. Se posso permettermi di darti un consiglio: ricorda sempre le pastiglie per la tiroide.
    :*

    1. topolinodelburro

      Accidenti se hai ragione! Grazie per il commento carissima (e non sono sarcastica), credo sia il primo commento finito e di senso compiuto (ed in italiano) da quando ho aperto questo blog 🙂 . Ti sarò per sempre grata!

      1. E se anche tu, come me, maledici il giorno in cui hai scoperto di avercela una tiroide… e maledici anche il momento in cui hai scoperto il suo esser malata……. GIVE MMMMMMMME FIVE! 🙂
        (..io, nel dubbio, maledico pure Chernobyl.)

        1. topolinodelburro

          Eh… purtroppo queste cose succedono. Oddio devo essere grata perché, a conti fatti, è una condizione che con le pastiglie si può comunque controllare, quindi non troppo grave. Però gli sbalzi d’umore, devo dartene atto, quelli li maledico anch’io 🙂 . (Perché Chernobyl a proposito?)

          1. Premessa: anche se un po’ ci credo, non sono una di quelle persone fissate sui complotti del governo, scie chimiche, pesticidi etc etc etc…
            Però sono fermamente convinta che l’aria che respiriamo non sia per niente sana. E che il fatto che io sia nata a settembre del 1986 (circa 5 mesi dopo quel fattaccio a Chernobyl) nel ricco Nord-Est italiano, un po’ abbia influito sulla mia tiroide e su tutto quello che ne consegue.
            Ma… in qualche modo si sopravvive.

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