New York cheesecake ai frutti di bosco




 

Hello darkness my old friend,
I’ve come to talk with you again
Because a vision […] And in the naked light I saw
ten thousand people maybe more […] noone dare, disturb the sound of silence
Fools said I you do not know,
silence like a cancer grows

Ultimamente non sono dell’umore, e non sono dell’umore proprio per tutto. Dicevo di essere felice per aver imparato la pazienza? Beh, non è così, non ho ancora imparato la pazienza. Adesso poi, di cosa parliamo, di felicità? Mi ritrovo a rileggere schizzi che avevo velocemente abbozzato nel mio quadernetto degli appunti durante l’ultima settimana, una settimana pessima. Con le idee sono al capolinea, è subentrata in me quella fase detta blocco dello scrittore, solo che ad essere bloccate non sono le mie parole (quelle in genere non lo sono mai, ma tocco ferro ora che l’ho detto) ma le mie fotografie, sempre uguali.

Ed ora che li rileggo questi schizzi di frasi, e li riordino per farne un nuovo post mi sembrano noiosi, sempre i soliti proprio come le mie scenografie. Parlavo appunto, di felicità. E cercavo di mandare giù la pillola, di dirmi che nooo, ci sono un sacco di cose di cui essere felice, perché chiunque vuole leggere uno scritto sui social vuole estraniarsi dalla sua di mediocrità, quindi non gli serve sapere di quella di altri. Ma, ahah, no. Io non sono così, non parlerò di uccellini e prati verdi.

Non sarò mai felice, punto. Sono a questa conclusione. Odio quelli che mi chiedono, come stai? E lo fanno tutti, perché è di prassi. Io, bene. Come sto? Non sono felice, non sono felice, non lo sono. Oddio, non fraintendete, sono piuttosto soddisfatta, ma non sto bene, e di certo non sono felice. Non riesco ad accontentarmi delle cose, vorrei sempre di più. Vorrei fare più foto, viaggiare di più, avere più tempo libero, passare più tempo con Jon e la mia famiglia, vorrei avere un cane, e avere il tempo da dedicargli, ho già detto che vorrei girare il mondo? Vorrei che il problema non fossero sempre i soldi, vorrei sposarmi domani (o forse quello no). Vorrei anche che le persone fossero più sincere, più oneste. Vorrei che essere imprenditore non significasse mangiare i pesci più piccoli, e vorrei anche avere la testa libera dai pensieri. Vorrei tornare a scrivere e a leggere di continuo, e che il giorno fosse fatto da più di 24 ore, vorrei talmente tante cose che questa vita non mi basta, e questo mi manda in bestia. La felicità può essere insegnata? Qualcuno sa farlo per caso?

Non riesco ad essere serena, non riesco più a guardare con leggerezza le giornate susseguirsi come se niente fosse senza pensare di avere perso qualcosa, non riesco più a non dare alla vita il suo giusto, eterno peso. Un bagaglio enorme che solo millenni di umanità, intrecci di culture e vissuti, creature e paesaggi sconfinati possono avere. Ma come si fa a non amarla, questa vita? Sta qui la mia piccola felicità, e la mia grande tristezza. L’amo da morire, con tutto il mio cuore, eppure non mi sembra d’amarla abbastanza, e sono infelice.

 ♥♥♥

Ingredienti per la cheesecake

350g mascarpone
250g philadelphia
200g zucchero
125g yogurt intero
100g panna fresca
4 uova
un cucchiaio di farina setacciata
una bacca di vaniglia
la scorza di un limone
un pizzico di sale
+ 300g biscotti digestive, 90g burro per la base

Ingredienti per la decorazione

500g lamponi surgelati
200g zucchero
frutti di bosco freschi

Iniziamo a preparare la salsa ai lamponi la sera prima, lasciando scongelare in frigorifero tutta la notte i lamponi surgelati con lo zucchero. La mattina seguente frulliamo il tutto con il frullatore ad immersione e mettiamo la salsa da parte per dopo.

Prepariamo la base polverizzando i biscotti digestive con il mixer e aggiungiamoci il burro fuso. Azioniamo nuovamente l’apparecchio fino a ottenere un composto omogeneo.

Mettiamo i biscotti all’interno dello stampo che utilizzeremo e schiacciamoli con il dorso di un cucchiaio per compattarli sul fondo e i bordi dello stampo. Poniamo in frigorifero a rassodare per almeno un’ora.

Nel frattempo in una ciotola lavoriamo con le fruste elettriche (o la planetaria) il mascarpone e la philadelphia con lo yogurt, lo zucchero semolato, la scorza di limone grattugiata, i semi della bacca di vaniglia e un pizzico di sale. Dovremo ottenere un composto omogeneo.

Aggiungiamo ad una ad una le uova, facendo attenzione ad aggiungerle quando la precedente sarà completamente assorbita, continuando a sbattere. Una volta che le uova saranno tutte montate e incorporate, aggiungiamo la farina setacciata e la panna fresca.

Versiamo tutto nella tortiera preparata in precedenza e foderata di biscotti. Inforniamo a forno basso (160 gradi) per un’ora circa, finché la superficie della cheesecake non sarà bella dorata. Sforniamola, facciamola raffreddare, e mettiamola a riposare in frigorifero.

Una volta che la New York cheesecake sarà fredda, serviamola con la salsa al lampone e i frutti di bosco freschi.

 

English recipe

Ingredients for the cheesecake

350g mascarpone cheese
250g cream cheese (Philadelphia brand)
200g sugar
125g whole milk yogurt
100g fresh cream
4 eggs
A tablespoon of sifted pastry flour
one vanilla bean
lemon zest
a pinch of salt
+ 300g digestive bisquits, 90g butter for the crust

Ingredients for decoration

500g frozen raspberries
200g sugar
fresh mixed berries

Put frozen raspberries into a bowl and add sugar. Let defrost in the refrigerator overnight. The day after blend raspberries and sugar together until smooth. Save for later.

For the crust, stir the biscuit crumbs and melted butter so the mixture is evenly moistened. Press about 3/4mm in thickness onto bottom and up the sides of cake pan. Place in the refrigerator at least one hour.

In the meantime, whisk (using a hand whisk or electric whisk) mascarpone cheese, cream cheese, yogurt, sugar, lemon zest, seeds from vanilla bean and a pinch of salt until soft. Add one by one the whole eggs. Add sifted pastry flour, pour fresh cream and stir.

Spoon the mixture over the bisquit crusted pan. Bake at 160° for an hour (until cake is golden). Leave the cheesecake cool and let rest in the refrigerator some time.

Serve New York cheesecake with raspberry sauce and fresh berries.

 

 




4 comments

  1. Brava Laura Lampo! Mi piace un sacco come scrivi! E diciamolo… anche le foto sono bellissime! Condivido molto di quello che hai scritto. Pensieri sfumati, gettati su un tavolo alla rinfusa, parole che si rincorrono, si inciampano e liberano la loro energia…Pensieri che anelano essere ascoltati, assimilati, fatti propri… e una cheesecake li….bella, fiera, golosa, pronta per essere divorata con gli occhi!
    Ancora…brava, brava!

    1. topolinodelburro

      Ciao Annalisa, ti ringrazio moltissimo per i bellissimi complimenti.

  2. Mi sono imbattuta in questo post per caso, spulciando le foto sul tuo profilo Instagram (anch’esso scovato altrettanto fortuitamente). E’ strano. Per la maggior parte del tempo uno pensa di essere l’unico al mondo a provare certe pulsioni, e poi, girovagando su Internet, all’improvviso legge uno sfogo che avrebbe ben potuto scrivere egli stesso.
    E’ una condanna pesante, quella di non essere mai soddisfatti. Di non avere mai abbastanza di nulla, che si parli d’amore, di successi, di gratificazioni … o di cibo (perché, alla fine, la frustrazione è lì che ricade). Alle volte questo stato risuona solo in sottofondo, come la musica jazz in certi locali, e sembra quasi possibile dimenticarsene; altre volte (nel mio caso, guarda un po’, le più numerose) invece è un rumore assordante, talmente insistente da far pensare che non cesserà mai e che l’unica soluzione possibile sia spegnere lo stereo. E il brutto è che non siamo noi a decidere a quale volume calibrare la nostra insoddisfazione. Quel che è certo, è che essa sta lì, pure quando pare sparita. Pure quando non si avrebbe motivo alcuno per essere insoddisfatti. Qualcuno lo chiamava “male di vivere”, e io mi trovo perfettamente d’accordo con lui.
    Ma, visto che si tratta di un “male” incurabile, tanto vale trovare qualche palliativo.
    Ti faccio i miei complimenti, per le parole, le foto e il coraggio. E sì, anche per la cheescake, da cui però è meglio che stia lontano, onde evitare di trangugiarla per intero (nel vero senso del termine).

    1. topolinodelburro

      Cara Irene, ti ringrazio moltissimo per aver lasciato in questo commento, una parte di te. E’ strano, si pensa sempre di essere soli al mondo, in parte è il motivo per cui ho deciso di espormi (o almeno, sto cercando di farlo, nella mia mente si tratta ancora di uno di quei tabù invalicabili di cui non bisogna parlare, e di cui la gente non vuole sapere). Scoprire di non essere sola, mi rende ogni volta più determinata a smettere di vergognarmi di “essere me”, di “stare così”, di credere che c’è qualcosa in me che non va. Perché a tutti sembra che la risposta sia semplice, e sia semplicemente essere sereni. Non per tutti è facile, la felicità non è facile, e sono stanca di quelli che la danno per scontata.
      Il tuo commento è arrivato in una giornata per me delicata (noterai come ti rispondo in ritardo), ieri ho ricevuto l’ennesima delusione, ed oggi sono concentrata per rimettere insieme i cocci, è dura. Ma non voglio darti solo un messaggio di desolazione, credi che tutto finirà prima o poi, o che il rumore si farà più leggero, che ti farai forza o qualcuno ti aiuterà a farti forza.
      Ti ringrazio ancora moltissimo per le belle parole, e ti mando un abbraccio (e qualsiasi cosa ti servisse, contattami).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *