Garganelli al forno, con polpette di carne e provola




Sogno il giudizio universale sgretolarsi e cadere in coriandoli

Non date retta ai dietologi quando dicono che il cibo non dev’essere di conforto, se fosse così davvero, avrei già fatto la fine del topo da un pezzo, si impazzisce, è una vita frenetica la nostra (del nostro millennio) e trovare una qualsiasi scappatoia è sacro e invidiabile. Non per questo compatisco gli eccessi, non potrei mai perdonarmelo, se al posto di un conforto diventasse un’ossessione.

Non vorrei alzare un putiferio ma ho alcune nozioni divertenti da raccontare, la prima: vorrei solo per un giorno sapere cosa si prova a mangiare più di diecimila calorie al giorno; guardo quei programmi su Realtime con quelle persone gravemente ammalate di obesità e mi dico, un giorno sarò anch’io così, vorrei esserlo solo per il gusto di poter mangiare così tanto. Poi mi ricordo l’orrore che mi provoca notare i grammi salire sulla bilancia tutte le mattine, ed il digiuno giornaliero che ne segue e penso, no, anche volendolo, non riuscirei. Ho finito i giorni in cui mangiavo senza un domani, sono in parte orgogliosa di questo, del fatto di essermi lasciate alle spalle da molto tempo sia le abbuffate che il vomito. Però il conforto, quello dal cibo non me lo toglierà nessuno.

La seconda nozione, è una piccola coincidenza a cui sorrido ogni volta che ci ripenso. Nell’ospedale in cui lavorava mio papà, c’era d’istanza una dietologa soggetta ad obesità, quella (penso sempre sogghignando un po’ maliziosa forse, tra me e me) doveva essere una persona in pace con sé stessa.

Dunque, mi piace che il cibo mi faccia compagnia, mi piace che il cibo sia di compagnia. Non voglio che il cibo sia mai più il mio nemico, anzi no, mento. Mento perché ogni tanto, confesso, lo penso, vorrei odiarlo, vorrei odiarlo con tutto il cuore, come riuscivo a farlo dieci anni fa, quando tutto era bianco o nero, o luce o buio, ed io ero buio. Ora non lo so, sono mille scale di grigi e di blu, di verdi e di rossi, sono anche rosa a volte, mi sento un arcobaleno di colori insaturi, e no, non sono ancora pronta ad esplodere, non voglio ancora risorgere.

Anzi devo essere sincera, ho paura della luce, non sono ancora pronta a risollevarmi dalla mia penombra polverosa. Ammetto: lo ero, non lo sono più, sto bene così, voglio crogiolarmi ancora un po’ nell’accidia, nella monotonia lavorativa, perché sento che se mi capitasse adesso un’occasione di riscatto non riuscirei a coglierla come merita.

Sarà l’insonnia ma, scendetemi di dosso con questa fretta di decidersi voi, non fatemi alzare dal letto.

P.S. Se la ricetta vi interessa, chiedetela nei commenti.

 




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