Insalata di finocchi in salsa di acciughe




Tutto il male che c’è

Ho un po’ allentato il nodo, alla serietà. Forse perché sono arrivata al punto in cui vedo una fine a dove sono adesso, sbircio una via d’uscita, il ritorno a casa, un sogno che forse con fatica si realizza, quello di mettermi per conto mio, di dipendere da me e basta. Perché gli umani sono capricciosi, e devo tutelarmi, e non voglio più stare al gioco di nessuno, perché in pochi hanno un’auto coscienza di sé, e quasi tutti giocano barando e sono stanca di tutti questi bari. Sono stanca di torturarmi per sopportare concetti che non esistono né in cielo né in terra, che vanno contro di me, quello che ho studiato, quello che ho imparato, quello che ho amato.

Sogno un’utopia forse, ma da qualcuno deve partire l’iniziativa, e se devo essere del tutto sincera sono troppo autocritica con me stessa per permettermi di cedere ancora, di abbassare la testa, per il dio denaro. Questo va contro tutto quello che con fatica sto cercando di inseguire, voglio nutrire anime, non ingrassare pance, che non ringraziano nemmeno di essere state nutrite. Ma non aprite gli occhi? Non vedete, come tutto questo è sbagliato? E malato? Dove il consumismo ci sta portando? Che siamo vuoti, siamo fatti di cose, di condivisioni, che un giorno moriremo e verrà tutto buttato? E non illudetevi, che sarà rimasto qualcosa ai nostri figli, se non le azioni, che non sono fatte di cose. Ed io ringrazio Dio perché i miei genitori hanno perso tutto, ma non sarebbero riusciti a dimostrarmi di più, sono ricca, ricca, di una ricchezza incommensurabile, che ammonta in abbracci, grigliate in famiglia, compleanni, capodanni.

Io voglio questo, e sono stanca della gente che giudica. Della gente che giudica con la pretesa di essere nel giusto, dove il mondo è diviso tra sfigati e non e viene conteggiato il punteggio in base alle esperienze significative che uno riesce a guadagnare. Sono stanca di voi, lupi che vi fingete pecore in mezzo al gregge, giudicatori dai vostri pulpiti, scialacquatori di sentenze. Perché chi ha un ego così grande da poter giudicare la vita di qualcun altro, in realtà, mi fa pietà.

Ho allentato il nodo, di molto, alla serietà. Perché non mi importa, la meschinità del mondo non mi tocca più, le volto le spalle, e guardo altrove, verso quello che invece merita di essere guardato. È un angolo riparato dalle malignità che mi sono cucita addosso con fatica, questo mio tavolo imbandito e adornato, nel mio salotto. Non vedo l’ora di staccare la spina, stendere la tovaglia, accendere la fotocamera, e scattare. Il silenzio, oppure una musica che nutre il silenzio, dentro un salotto ovattato, e l’istantanea diventa immortale.

Ingredienti

3 finocchi
una manciata di farina bianca
mezzo limone

Ingredienti per la salsa di acciughe

10 filetti d’acciuga sottolio
10 cucchiai d’olio d’oliva
2 cucchiai di parmigiano
2 cucchiai d’acqua
una manciata di prezzemolo fresco
sale e pepe

Puliamo bene i finocchi tagliando loro la parte alta del ciuffo e lavandoli accuratamente sotto acqua corrente. Poniamo sul fuoco una pentola con acqua salata alla quale avremo aggiunto il succo di mezzo limone e una manciata di farina bianca (questi due ingredienti sono necessari perché mantengono bianco il finocchio in cottura).

Appena l’acqua alzerà il bollore, tuffiamo i finocchi e facciamoli cuocere fino a quando saranno teneri. Scoliamoli e lasciamoli raffreddare completamente prima di utilizzarli.

Nel frattempo prepariamo la salsina: mettiamo tutti gli ingredienti necessari in un mixer da cucina e tritiamo il tutto fino ad ottenere una crema.

Tagliamo i finocchi a spicchi sottili, mettiamoli in un piatto e condiamoli con la salsa di acciughe.

 




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