Crema di asparagi con salsa alle mandorle e briciole di pane tostato




Dammi la mano bambino e vieni nel bosco, no che non sono un estraneo, io ti conosco

La paura, la paura delle cose che devono succedere, l’ansia che segue, o accompagna, o anticipa la paura. Non ho ancora vinto contro tutto questo, però ci combatto, strenuamente. La paura di fare cose nuove, farle, e la bellezza della vittoria, come quella di un sole al tramonto, un cigno che spiega le ali sul canale del porto, dopo una biciclettata da dolori lancinanti al fondoschiena, lungo tutta Caorle. È la paura dello sconosciuto ma anche la paura del conosciuto, perché non si sa bene dove si annida il pericolo, se tra gli amici, i parenti, gli estranei.

Sono in una bolla e non voglio uscirne, ci sono entrata con difficoltà, sto bene qui e scoprire quello che c’è fuori (sarà un pensiero meschino, eppure) non mi interessa. Sto bene, sono felice, sono finalmente al sicuro. Se c’è qualcosa che mi ha portato questo 2019 è la certezza di essere al sicuro, qualcosa che non sapevo di volere, che non sapevo nemmeno mi mancasse. Ora so che i mostri sono morti (anche se sono morti molti anni fa), è finita, ci sono e ci saranno altri mostri, ma non questi. Se ci penso, piango, anche ora, in questo momento e su questa tastiera. Piango perché mi è stato rubato qualcosa, e non lo sopporto, e non incolpo nessuno (non lo faccio più), ma non lo sopporto. Piango di rabbia, per una bambina che era felice, un’adolescente in declino, una giovane donna distrutta, ed io sono quello che resta. Però, ehi, va tutto bene, mi sposo in agosto l’uomo fatto apposta per me, e sono felice.

Non ne parlo spesso perché mi vergogno, mi vergogno della pietà della gente, a me, tutto quello che è accaduto, fa solo schifo. Mi vergogno perché in parte, non ho mai smesso di sentirmi sporca, o sbagliata, e so che non finirò mai di sentirmi a quel modo. Mi è estremamente difficile parlarne, pensavo che magari scriverne sarebbe stato più facile, ma non è così, mettere le parole corrette una di fianco all’altra, e formare una frase di senso compiuto per spiegare questi incubi, in qualche modo mi dà l’impressione di riviverli.

Evitare di chiarire con esattezza i fatti, mi permette di avere una visione della violenza estraniata, come se mi vedessi da fuori, dentro un cinema, in cui in realtà quello che accade non è reale. Perché è quando capisco che invece è tutto vero, che mi parte il pianto, quando da donna matura capisco che è quella cosa che ha rovinato tutti questi miei anni, mi sale la rabbia, e la voglia di spaccare tutto. Vorrei tornare dentro i miei ricordi e dire a quel farabutto, ehi, non si toccano i bambini, e spaccargli la faccia, e massacrarlo di botte, e proteggere con i denti e con le unghie l’innocenza che avevo.

Beh, è quando ho sentito la canzone Caramelle, che ho un po’ cambiato idea. Ricordo ancora, come la prima volta che l’ho ascoltata da sola in macchina, andando a lavoro, sono scoppiata a piangere. Mi è parso che forse, dopotutto, non era una cosa di cui ci si dovesse vergognare, per lo meno, non era qualcosa di cui mi sarei dovuta vergognare io. Che se c’era tanta gente disposta ad ascoltare una canzone sugli abusi contro i bambini, se c’era tanta gente che lo riteneva un tema giusto e ammirevole, forse non era così legittimo ch’io mi vergognassi di raccontarlo. Ma in realtà è così, in parte sono orgogliosa della consapevolezza che ha svegliato in me quella canzone, in parte vorrei solo stendere un velo sopra ogni cosa, chiudere gli occhi, sotterrarmi in modo che nessuno possa vedermi, additarmi, indicarmi, o altro. Ho sempre detto, se qualcuno mai me ne parlerà, negherò, e negherò tutto, pur di non farlo sapere ad anima viva. Però c’è una cosa che voglio ardentemente che si sappia, e che sappiano tutti. Giù le mani dai bambini.

Ingredienti

500g asparagi
250g latte intero
100g mandorle pelate
pane raffermo
una noce di burro
olio d’oliva
sale e pepe

Lessiamo i gambi in acqua bollente salata per 5-6 minuti, poi scoliamoli e frulliamoli ottenendo una crema; aggiungiamo un po’ della loro acqua di cottura se dovesse servire a raggiungere la consistenza giusta, aggiustiamo anche di sale e pepe, ed aggiungiamo olio d’oliva a piacere. Nella stessa acqua di cottura, scottiamo anche le punte degli asparagi per 2-3 minuti, poi scoliamole.

Frulliamo il latte con le mandorle e un pizzico di sale, poi passiamo al setaccio più volte la crema ottenuta, per renderla più liscia.

Tagliamo a cubetti il pane e tostiamolo in padella con del burro, finché non sarà dorato. Saliamo e pepiamo Una volta intiepidito frulliamolo per qualche secondo nel mixer per ottenere delle briciole.

Versiamo la crema nei piatti, quindi aggiungiamo le punte degli asparagi e la salsa alle mandorle. Guarniamo con il pane tostato.

 




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