Toast con fiori di zucca, sarde e mozzarella fiordilatte




Più facile di un toast si muore

Jon non ha mai voluto regalarmi un anello. Diceva che non ce n’era bisogno, che io ero sua e lui era mio. Io ribattevo che ogni donna nella vita sogna quell’anello, quell’unico, di quella proposta, proposta che per noi non c’è stata, la decisione è maturata da sola nella nostra relazione. Mi stupisce sempre come restino perplesse alcune donne alla scoperta che tra noi non c’è stata dichiarazione, come alcune mi domandino come posso amare un uomo che non si è esposto per me. Perché non è da Jon, ed io (come mi piace dirgli spesso quando sono irritata con lui) lo amo anche così. Perché non sempre la cosa mi va bene, oh no, la maggior parte delle volte, quando tira fuori questa parte incolore ed insapore del suo carattere mi irrita da morire. È possibile amare una donna e non fare follie per lei? È possibile, ma ehi, la sua quiete era quello che mancava nel mio mare in tempesta.

Condividevamo la poltrona in cucina in casa dei miei genitori, una sera, il periodo che stavamo maturando la decisione di trasferirci insieme. Io guardavo un programma che parlava di matrimoni (coraggio, tirate ad indovinare) ed il discorso è nato spontaneo. Quando ci sposeremo, dove ci sposeremo. Ed io provai a lanciare l’ennesima esca dicendogli non ci sposeremo perché non me l’hai chiesto, e Jon mi vuoi sposare? E nonostante il tuffo al cuore che mi fece provare mi arrabbiai, perché non era così che si chiedeva alla propria donna di sposarla. Ritentai altre volte a lanciargli i sassolini del dubbio, ma (figurati) con lui non hanno mai funzionato, mi ripeteva che la sua dichiarazione l’aveva già fatta, e dovetti accontentarmi del fatto che fosse stata quella, (su quella poltrona e mentre ne parlavamo come se ne stessimo già definendo i dettagli) la sua proposta di matrimonio.

Questo il motivo per cui la ritengo valida solo a metà, niente anello, niente scena strappalacrime da film. Ma con un po’ di riflessione e qualche botta in testa sono riuscita a smettere di rimpiangere una proposta seria e fatta come si deve, perché non sarebbe proprio da lui, e parte delle mie promesse è amarlo per l’uomo che è oggi, e per tutti gli uomini che il tempo e la buona o cattiva sorte lo faranno diventare. È il calcolatore placido e silenzioso che tiene le fila dei nostri software e sembra accontentarsi di poco, ma in realtà si accontenta solo delle cose migliori, che sono davvero poche. È parte del suo merito, con lui ho imparato a mediare il mio carattere che vuole sempre tutto, ed invece basta anche il niente, a curare il male di vivere. (Fine prima parte, perché la storia non finisce qui, ed è davvero troppo lunga).

Sempre meno cibo nelle mie fotografie, mi ripeto. E smettila, mi ripeto, ma è più forte di me. Non mi sono mai sentita trasportare dalla camera come quando scatto ritratti, una pace che il cibo non mi regala, una soddisfazione che nelle ricette e nella loro realizzazione non trovavo. Ditemi che è sbagliato, che devo tornare indietro, che questo rimane ancora un blog di ricette. Ditemelo, e vi risponderò che adoro sbagliare.

Ingredienti

6 fiori di zucca
6 fette di pane bianco
2 pomodori verdi
una scatoletta di sarde sott’olio
una mozzarella fiordilatte
una manciata di basilico fresco
olio extravergine d’oliva
sale e pepe a piacere

Mondiamo e tagliamo i pomodori a cubetti, riuniamoli in una ciotola e condiamoli con un paio di cucchiai di olio, un abbondante ciuffo di basilico tritato e un pizzico di sale. Mondiamo i fiori di zucca eliminando il pistillo e il picciolo e tagliuzziamoli.

Spezzettiamo i filetti di sarda togliendone la lisca (se presente). Affettiamo la mozzarella e appoggiamola su 3 fette di pane, poi distribuiamoci sopra i fiori di zucca e le sarde.

Chiudiamo con le 3 fette rimanenti e doriamo i toast su entrambi i lati in una padella ben calda o su una piastra per 5-6 minuti, finché la mozzarella non comincerà a filare. Serviamo i toast tagliati a metà, completando con i cubetti di pomodoro.

 




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