Insalata di finocchi in salsa di acciughe

Tutto il male che c’è

Ho allentato il nodo, di molto, alla serietà. Perché non mi importa, la meschinità del mondo non mi tocca più, le volto le spalle, e guardo altrove, verso quello che invece merita di essere guardato. È un angolo riparato dalle malignità che mi sono cucita addosso con fatica, questo mio tavolo imbandito e adornato, nel mio salotto. Non vedo l’ora di staccare la spina, stendere la tovaglia, accendere la fotocamera, e scattare. Il silenzio, oppure una musica che nutre il silenzio, dentro un salotto ovattato, e l’istantanea diventa immortale.

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Insalata di radicchio, cavolfiore e topinambur, con arance e arachidi

Tornerai e ti avrò davanti, spero solo di non svenire

Sarei disonesta se mi impegnassi a descrivere la gioia che mi provoca maneggiare queste materie prime se ne ommettessi tutti gli altri stati d’animo che vi gravitano attorno. Potrei iniziare con l’empatia tra me ed il carrello della spesa, man mano che viene riempito, mentre la lista si accorcia ed i colori degli ortaggi freschi prendono la forma di una tavolozza, tra le sbarre di acciaio. Potrei parlare degli sguardi di comprensione scambiati con la commessa, ognuna di noi due ha il suo modo per evadere, dopo tutto, lei dietro a quelle sue unghie perfettamente smaltate e brillanti, io dietro a questo carrello della spesa. Mi immagino se indovinerà questa volta, quale sarà il prossimo piatto, ma forse non ha mai pensato ad indovinarlo. Vi spiegherei poi come l’empatia ritorni, nel sistemare tutti questi ingredienti in un unico piatto (o ciotola) come questa insalata.

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Carciofi stufati con patate

È finito il nostro tempo prima ancora che ci potessimo capire

Carciofo, mi hanno detto, era simbolo di abbondanza, di stabilità economica, per questo era sulla nostra tavola, tutte le domeniche. Perché la nostra famiglia era più in vista, e non so quali mezzi voleva dimostrare (forse niente) tra tutte le altre famiglie del nostro parentado. Invitavamo sempre, tutte le domeniche, qualcuno a pranzo da noi, non si era mai soli, e tutti si stupivano di questi carciofi, di com’erano belli, e teneri, e buoni, e di quanti erano, e che fortuna, insomma: carciofi, lo sfarzo dei poveri non poveri. Una leggenda aleggia sulla bocca di mia mamma che diceva che papà non aveva mai assaggiato carciofi prima, una roba troppo ghiotta per una famiglia povera come la sua, ed era stata mia nonna (che con mio nonno facevano parte di quella borghesia terriera che adesso non esiste più) a cucinarglieli per la prima volta.

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Sformatino di patate, formaggio tomino e timo, nei peperoni arrostiti

ATTENZIONE! Spoiler Game of Thrones 7

Dietro a questa ricetta, sì proprio lì, tra il timo ed il tomino e quei peperoni colorati photoshoppati, ci sta tutta la mia mediocrità. Un lavoro precario, una passione altalenante, una candidosi (che Dio, perché ci hai punito in questo modo a noi donne, che abbiamo fatto?), un terribile ascesso al dente del giudizio (il secondo!), e ciliegina sulla torta, una settimana di ferie banali prenotate all’ultimo momento nell’albergo di famiglia che ci fa lo sconto perché bisogna risparmiare i soldi per sposarsi. Troppo accaldati per andare in piscina, troppo sfaticati per le camminate in montagna, troppo innamorati per non chiuderci in casa un sabato con un sole che spaccava le pietre, nel buio della nostra camera a fare l’amore. Forse l’unica cosa che funziona della mia vita è proprio questa, la mia relazione.

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Patate novelle fondenti

Piantina di aneto A rigogliosa, e sua sorella: piantina di aneto B in posizione centrale

Ho trovato (anche se forse trovato non è il termine corretto dato che ricette simili a questa con le dovute varianti se ne vedono ovunque sul web e sulle riviste) questa ricetta delle patate fondenti nel mensile di giugno del 2015 di Cucina Italiana, pag 62, ed è da allora che qualcosa mi assilla: l’aneto.

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4 pomodori in confit

Basilico nun fa’ lo stupido stasera, damme ‘na mano a faje dì de sì… (ar pomodoro)

Preparare questi deliziosi pomodorini arrosto è stata una dolce mattinata. Una di quelle soleggiate, quando esci sul balcone di casa e tra i raggi di sole che ti accecano senti il profumo delle brioche della panetteria nell’aria. E lì a pochi passi da te, nel vasetto di terracotta, la piantina di basilico ti sussurra odorosa, è già quasi ora di pranzo. That’s a little bit what I call love!

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Pomodorini secchi sott’olio

Un vasetto sullo scaffale lasciato impolverare che profuma d’estate

Ora invece che le moderne tecnologie agrarie ci permettono di avere pomodori freschi (il dibattito sul termine fresco sarebbe eterno, ma non voglio farne una questione di stato, non oggi almeno) tutto l’anno, la conservazione tramite essiccazione del pomodoro è divenuta quasi una preparazione curiosa, una ricetta eccentrica da provare per gustare una spettacolare insalata di pasta fredda durante il picnic domenicale. Sarà la tecnologia un po’ la perdita della tradizione? Forse.

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