Carciofi stufati con patate

È finito il nostro tempo prima ancora che ci potessimo capire

Carciofo, mi hanno detto, era simbolo di abbondanza, di stabilità economica, per questo era sulla nostra tavola, tutte le domeniche. Perché la nostra famiglia era più in vista, e non so quali mezzi voleva dimostrare (forse niente) tra tutte le altre famiglie del nostro parentado. Invitavamo sempre, tutte le domeniche, qualcuno a pranzo da noi, non si era mai soli, e tutti si stupivano di questi carciofi, di com’erano belli, e teneri, e buoni, e di quanti erano, e che fortuna, insomma: carciofi, lo sfarzo dei poveri non poveri. Una leggenda aleggia sulla bocca di mia mamma che diceva che papà non aveva mai assaggiato carciofi prima, una roba troppo ghiotta per una famiglia povera come la sua, ed era stata mia nonna (che con mio nonno facevano parte di quella borghesia terriera che adesso non esiste più) a cucinarglieli per la prima volta.

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Torta di castagne e ricotta

La fiaba del pozzo e della scala

Come tenere lontana la luna dalla collisione con la terra? E come tenere lontana la terra dalla collisione col sole? Con il moto perpetuo, ed è quello che questa ragazza sta provando a fare, stare lontana dalla collisione con il pozzo con il moto perpetuo. Qui stanno le fotografie, qui sta la torta di castagne e ricotta, che fa parte di un progetto che non è altro che un disperato tentativo di moto perpetuo. È dove ricomincio, dove ricomincio aggrappata a qualcosa, aggrappata a niente; ho smesso di pretendere, di sbirciare statistiche, sfogliare brochure di corsi costosissimi. Ho fatto la prima scelta femminista della mia vita (evviva me), ho posticipato il futuro, nella speranza che ne valga la pena. In caso contrario, c’è sempre il pozzo che mi aspetta, con la certezza della sua scala.

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Tagliere invernale di affettati misti con brie, carciofini, funghetti e olive

Maledetta primavera

Aspettando la primavera, gli ultimi antipasti freddi pesanti, per rifarci di questo gelo.

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Pollo al sesamo con miele e salsa di soia

La voglia matta…

C’è una tradizione nostra che portiamo avanti da luglio, da quando il lunedì era il giorno sacro di Games of Thrones. Spesso e volentieri il lunedì mi spetta la mattina, il che contribuisce al mantenimento di questa insolita abitudine: uscita dal lavoro mi fiondo nel supermercato più vicino e ne esco con un pacco di patatine gigante. L’appuntamento è verso le sei, sul divano (oppure più tardi, sempre sul divano), gli ospiti in questione: patatine e serie tv.

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Crema di carote e porri, con olio aromatizzato al rosmarino

Eureka!

C’erano queste carote e queste verdure a volontà, che mi erano rimaste dalla ricetta del coniglio al vino bianco. Ed io che non riuscivo a lasciarle appassire in frigorifero priva di rimorso, ne ho fatto una crema; e come folgorata da un’intuizione logica ho frullato insieme olio d’oliva e rosmarino, in un’emulsione con cui ho arricchito questo semplice pranzo di tardo pomeriggio.

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Stufato di coniglio al Soave, salsa alle verdure e fichi neri al burro

Progetti reconditi e aspirazioni segrete di una cucina master(chef)

La storia del coniglio inizia appunto da una ricetta della prima edizione, che ho scovato, e rivisitato. Dentro c’è un po’ di Veneto, ed un po’ di cucina d’oltre oceano; ci sono le verdure di stagione (frullate e lavorate fino a diventare salsa), qualche piccolo spunto che mi porto dietro dalla scuola d’arte, e un esperimento che ho voluto fare sull’impiattamento.

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Patate novelle fondenti

Piantina di aneto A rigogliosa, e sua sorella: piantina di aneto B in posizione centrale

Ho trovato (anche se forse trovato non è il termine corretto dato che ricette simili a questa con le dovute varianti se ne vedono ovunque sul web e sulle riviste) questa ricetta delle patate fondenti nel mensile di giugno del 2015 di Cucina Italiana, pag 62, ed è da allora che qualcosa mi assilla: l’aneto.

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Crema al mascarpone

Quando piove i fiori chiudono le loro corolle per il freddo o la paura?

Con questa crema al mascarpone mi sono divertita come non facevo da un pezzetto, sicuramente sollevata dall’angoscia di dover finire in fretta e furia prima che la luce del sole svanisca, ora che le giornate si sono molto allungate. Però devo confessare un peccato (e non intendo fare ammenda di questo, sono colpevole e ne vado fiera): sono una di quelle che taglia il mascarpone con la panna montata, non perché la crema sia meno calorica, ma perché sia più fluffosa all’assaggio, si sciolga in bocca come un fiocco di neve si scioglie sulla punta della lingua.

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Vatel e la crema Chantilly

Madame, vi diranno che è stato il fallimento del banchetto, ma tra il breve aprirsi e richiudersi del vostro cuore ho capito di non essere il signore dei festeggiamenti ma il loro schiavo. Possiate fuggire anche voi, ma per una via migliore. La vostra casa è al sud mi pare, se è vero, ricordate che c’è un luogo non lontano nel Vaucluse dove piantano i ciliegi tra le vigne, il sapore delle ciliegie si sente nel vino

Perché si potrebbe dire che la pasta al pomodoro è solo pasta al pomodoro, ma ogni italiano che si rispetti sa che non è così, che c’è salsa e salsa, e pasta e pasta. E anche per questa ricetta di questo francese così pignolo, è così.

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