Garganelli al forno, con polpette di carne e provola

Sogno il giudizio universale sgretolarsi e cadere in coriandoli

Non vorrei alzare un putiferio ma ho alcune nozioni divertenti da raccontare, la prima: vorrei solo per un giorno sapere cosa si prova a mangiare più di diecimila calorie al giorno; guardo quei programmi su Realtime con quelle persone gravemente ammalate di obesità e mi dico, un giorno sarò anch’io così, vorrei esserlo solo per il gusto di poter mangiare così tanto. Poi mi ricordo l’orrore che mi provoca notare i grammi salire sulla bilancia tutte le mattine, ed il digiuno giornaliero che ne segue e penso, no, anche volendolo, non riuscirei. Ho finito i giorni in cui mangiavo senza un domani, sono in parte orgogliosa di questo, del fatto di essermi lasciate alle spalle da molto tempo sia le abbuffate che il vomito. Però il conforto, quello dal cibo non me lo toglierà nessuno.

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Paccheri di Gragnano al forno, ripieni di gorgonzola e salsa alle noci

Meno aspettative per essere più felice

A proposito di tempo, ora basta, ferma le tue lancette, a che serve accanirsi ancora? Delle volte vorrei dirgli, perché scorri? Non capisci che non mi basterebbero 200 anni, per scoprire tutto quello che voglio scoprire, e vedere tutto quello che voglio vedere, e amare come meritano tutti quelli che voglio amare? Quindi a che serve questo lampo, questo squarcio nella storia che posso riassumere in io, non fraintendermi, sono grata, ma smetti di scorrere, almeno per qualche secondo, tanto non cambia nulla.

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Carciofi stufati con patate

È finito il nostro tempo prima ancora che ci potessimo capire

Carciofo, mi hanno detto, era simbolo di abbondanza, di stabilità economica, per questo era sulla nostra tavola, tutte le domeniche. Perché la nostra famiglia era più in vista, e non so quali mezzi voleva dimostrare (forse niente) tra tutte le altre famiglie del nostro parentado. Invitavamo sempre, tutte le domeniche, qualcuno a pranzo da noi, non si era mai soli, e tutti si stupivano di questi carciofi, di com’erano belli, e teneri, e buoni, e di quanti erano, e che fortuna, insomma: carciofi, lo sfarzo dei poveri non poveri. Una leggenda aleggia sulla bocca di mia mamma che diceva che papà non aveva mai assaggiato carciofi prima, una roba troppo ghiotta per una famiglia povera come la sua, ed era stata mia nonna (che con mio nonno facevano parte di quella borghesia terriera che adesso non esiste più) a cucinarglieli per la prima volta.

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Torta Ambrosia

Avventure e peripezie nella preparazione, assemblaggio e decorazione di una torta a strati

Quando tutto è pronto, e ciò che rimane è imbastire, inizia a sobbollire un tenue sentimento d’orgoglio, ancora troppo timido per darsi coraggio ma abbastanza agguerrito da esplodere al momento giusto, strato dopo strato, bagna dopo bagna, farcia dopo farcia. La parte più dura è quella della glassatura (una landa ancora quasi del tutto selvaggia e inesplorata per me, di cui ho persino paura a mettere piede), ma in un modo o nell’altro qualcosa si abbozza e un risultato credibile (anche se non eccezionale, ma non siamo pretenziosi) ne è l’elementare conclusione, si palesa lì davanti a me, una torta a strati che sta in piedi ed è glassata, una tela pura e spoglia su cui si può mettere le mani. Tiro un sospiro di sollievo, e dopo parte il balletto celebrativo. Sì avete letto bene, mi metto a ballare.

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Strudel di pasta fillo ripieno di mele, biscotti e pepite di cioccolato

Non devo dare retta a giudizi di persone per cui non nutro stima

Re-innamorarsi piano piano, dopo un lungo tempo di inattività, del cibo, ricominciare dalle basi, le cose semplici e amate, è stato ciò che ha caratterizzato questo strudel. Non avevo mai provato la pasta fillo prima, e non è stato amore a prima vista, come non è stato amore a prima vista quello tra lo strudel e la pasta fillo, ma nel complesso il gusto è gradevole in bocca, c’è un diverso gioco di consistenze tra la crosta croccante e l’interno umido che stimola qualcosa nel nostro sistema nervoso, e quello che ne deriva è che… non è uno strudel, ma vale la pena di essere mangiato.

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