Insalata di finocchi in salsa di acciughe

Tutto il male che c’è

Ho allentato il nodo, di molto, alla serietà. Perché non mi importa, la meschinità del mondo non mi tocca più, le volto le spalle, e guardo altrove, verso quello che invece merita di essere guardato. È un angolo riparato dalle malignità che mi sono cucita addosso con fatica, questo mio tavolo imbandito e adornato, nel mio salotto. Non vedo l’ora di staccare la spina, stendere la tovaglia, accendere la fotocamera, e scattare. Il silenzio, oppure una musica che nutre il silenzio, dentro un salotto ovattato, e l’istantanea diventa immortale.

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Carciofi stufati con patate

È finito il nostro tempo prima ancora che ci potessimo capire

Carciofo, mi hanno detto, era simbolo di abbondanza, di stabilità economica, per questo era sulla nostra tavola, tutte le domeniche. Perché la nostra famiglia era più in vista, e non so quali mezzi voleva dimostrare (forse niente) tra tutte le altre famiglie del nostro parentado. Invitavamo sempre, tutte le domeniche, qualcuno a pranzo da noi, non si era mai soli, e tutti si stupivano di questi carciofi, di com’erano belli, e teneri, e buoni, e di quanti erano, e che fortuna, insomma: carciofi, lo sfarzo dei poveri non poveri. Una leggenda aleggia sulla bocca di mia mamma che diceva che papà non aveva mai assaggiato carciofi prima, una roba troppo ghiotta per una famiglia povera come la sua, ed era stata mia nonna (che con mio nonno facevano parte di quella borghesia terriera che adesso non esiste più) a cucinarglieli per la prima volta.

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Burger di tonno fresco con salsa verde, di Jamie Oliver

Questo ovviamente perché, “l’essenziale è invisibile agli occhi”

Eccoci a quello che definisco il tuna burger, come avrete ormai sospettato, i burgers fanno parte di me. È la mia cucina che vola verso i gusti e gli appetiti di Jon, ciò che gli piace, e ciò che non gli piace. I bugers gli piacciono assai, per la cronaca, se non s’era capito (questa ricetta un po’ meno, tanto per cambiare, ma il mio tono è scherzoso, rido nel mentre che ve lo racconto). Quanto vorrei che la ricetta fosse mia! Ma non lo è, non quella del fish burger almeno (quella del burger bun invece è sempre mia, ed è sempre segreta), è di Jamie Oliver e trovate l’originale a questo link. Se vi piacciono i sapori leggermente speziati e delicati, agrumati e intensi, questo burger di tonno è quello che fa al caso vostro, io, così speziato, l’ho adorato (ma c’è qualcosa che non mi piace mangiare a questo mondo? Ah sì, la liquirizia, ah no, ora nemmeno quella).

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Torta di carote e miele semi-integrale

La fame spinse il lupo ad attaccar briga e allora disse: “Perché osi intorbidarmi l’acqua?”

Che dirvi di questa torta? Ho inseguito il sogno di un dolce con meno di 100 calorie ogni cento grammi per un’infinità di tempo, ma era uno dei miei soliti utopici viaggi nell’irreale, d’altronde la fame fa brutti scherzi, oltre che annebbiarti la vista. Però, ora che sono più assennata, ho ripreso l’idea originale della torta con carote e miele che mi ha accompagnato negli anni dell’anoressia, e ci ho aggiunto farina, uova, burro, e tutto quello che serve per sfornare una vera torta (e ovviamente non so dirvi di quante calorie sia composta, ma sicuramente molte, come ogni dolce che si rispetti). Il parere finale lo lascio a voi, a me, ha garbato un sacco

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Torta di albicocche

Dicono che se non credi nelle fate, le fate muoiano, che sia così anche con i sogni?

Devo ricominciare da qualcosa di semplice, che riempia poca la mia testa, dove la soddisfazione sia assicurata. Ho fatto dei biscotti al cioccolato l’altro giorno, buonissimi ma dall’aspetto davvero orribile e ne ho cancellate tutte le fotografie. Credo che con la prossima ricetta andrò di crostata, che non mi delude mai. Invece ora vi lascio alla torta di albicocche, una piccola grande gioia in una mattinata come questa di angosce, fede ritrovata, e rassegnazione. Ma sapete che c’è? La speranza è ancora l’ultima a morire (anche se non mi fa bene continuare a crederlo)

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New York cheesecake ai frutti di bosco

Hello darkness my old friend,
I’ve come to talk with you again
Because a vision […]
And in the naked light I saw
ten thousand people maybe more […]
noone dare, disturb the sound of silence
Fools said I you do not know,
silence like a cancer grows

Ultimamente non sono dell’umore, e non sono dell’umore proprio per tutto. Dicevo di essere felice per aver imparato la pazienza? Beh, non è così, non ho ancora imparato la pazienza. Adesso poi, di cosa parliamo, di felicità? Mi ritrovo a rileggere schizzi che avevo velocemente abbozzato nel mio quadernetto degli appunti durante l’ultima settimana, una settimana pessima. Con le idee sono al capolinea, è subentrata in me quella fase detta blocco dello scrittore, solo che ad essere bloccate non sono le mie parole (quelle in genere non lo sono mai, ma tocco ferro ora che l’ho detto) ma le mie fotografie, sempre uguali.

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Pasta frolla

Per fare un tavolo ci vuole il legno, per fare tutto ci vuole amore

Uno degli impasti che fin da piccoli accompagna la maggioranza di noi, è la pasta frolla, una ricetta semplicissima ma non troppo, divertente per via dei suoi milioni di utilizzi, e profumata. Devo essere sincera con voi, non ho ricordi della frolla nella mia infanzia. Ricordo un’enormità di torte, plumcake, tiramisù, torte di pane (quella da noi chiamata putana, una prerogativa della mia nonna), pizzette tonde e morbide, ed altro, ma mai biscotti (che non fossero cantucci). E devo a questa assenza il mio amore sconfinato per i frollini, la loro semplicità e burrosità, nella mia ricerca adolescenziale di nuovi sapori e nuove scoperte culinarie, la frolla non mi ha mai deluso (come hanno invece sempre fatto le torte a strati, il mio grande terrore!).

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Spiedini di gamberi al lardo e profumo di limone e rosmarino

Come un gamberetto imparò a non essere schizzinoso e tollerare il “diverso”

Il pesce ha un’origine primordiale, la vita stessa si è sviluppata nel mare sotto forma di elementari microrganismi, per questo porto avanti il pensiero di una preparazione semplice e umile, una nota complessa donatagli solo dal profumo delle spezie, così come la salsedine arricchisce le onde e la spuma.

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Clafoutis di mele e vaniglia con salsa al fondente

Je suis Charlie

E’ vero, noi non siamo Charlie, nella vita di tutti i giorni. Ma c’è stato un solo giorno, in cui tutto il mondo è stato Charlie Hebdo. Ed almeno questo non togliamolo con lo scetticismo e l’arroganza, vantando valori estesi ma sottovalutando la pietà dell’anima delle persone. E’ in questa pietà che credo, ed in questa solidarietà mi sono detta, Je suis Charlie.

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